Un pacchetto di sigarette può raccontare molto più del prodotto che contiene.
Colori, loghi, illustrazioni e caratteri tipografici sono stati, per decenni, strumenti attraverso cui i brand hanno costruito la propria identità. Osservare come sono cambiati nel tempo significa anche ripercorrere una parte della storia della comunicazione visiva del Novecento.
È proprio da questa prospettiva che nasce Cigarette Packs 1930–2000, il volume di Charles Deroyan pubblicato da Masala Noir.
Il libro raccoglie oltre 400 pacchetti di sigarette provenienti da diversi Paesi, documentando settant’anni di evoluzione del packaging: dagli anni Trenta fino all’inizio del nuovo millennio.
Quando il pacchetto era uno spazio di comunicazione
Sfogliando il volume emergono approcci visivi molto diversi tra loro. Ci sono confezioni essenziali e geometriche, altre dominate da illustrazioni, simboli, colori accesi o riferimenti culturali legati ai Paesi di provenienza.
Il risultato è una sorta di archivio della graphic design history applicata all’industria del tabacco.
Ma quelle immagini raccontano anche qualcosa che oggi è molto meno evidente: per buona parte del Novecento il pacchetto rappresentava uno degli strumenti principali attraverso cui un marchio poteva distinguersi e comunicare direttamente con il consumatore.
Un archivio di un’epoca che non esiste più
Guardare oggi questi packaging significa osservarli da una prospettiva completamente diversa.
Nel corso degli anni, infatti, la regolamentazione dei prodotti del tabacco è diventata progressivamente più stringente. Avvertenze sanitarie, limitazioni alla comunicazione e, in alcuni Paesi, l’introduzione del plain packaging hanno modificato profondamente lo spazio a disposizione dei brand sulle confezioni.
Per questo Cigarette Packs 1930–2000 non è soltanto una raccolta di vecchi pacchetti: è anche una testimonianza visiva di come comunicava un’intera industria prima che il quadro normativo ne trasformasse profondamente il linguaggio.
